Il manifesto di Ventotene è un delirio comunista. Descrive un’Europa da incubo che è persino peggiore della prigione a cielo aperto in cui viviamo attualmente.
Giorgia Meloni è stata violentemente attaccata da una serie di pazzoidi psicopatici che hanno reagito alla critica come se il Presidente del Consiglio avesse insultato la loro madre.
A stento l’uomo della strada sapeva dell’esistenza del manifesto di Ventotene, ora tutti si sono riscoperti ispirati da qualcosa che nessuno ha mai letto.
Soprattutto non l’ha letto chi sostiene che Meloni abbia mentito, travisando le parole di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Non è così, quel documento è la descrizione di un inferno comunista sulla terra.
Il principio di base è una pia illusione: secondo gli autori gli stati nazionali sono il male assoluto che porta alla militarizzazione delle società, e infine alle guerre.
Le nazioni vanno eliminate, svuotate della sovranità, per farla confluire all’interno della grande piovra europea.
Ma i premi nobel che hanno scritto il manifesto sembrano non arrivare a capire che quella che descrivono è solo una nazione più grande. Almeno nel caso in cui il progetto funzionasse e ci fosse una vera integrazione. Se invece non funzionasse quella auspicata sarebbe una piovra metastatica anche peggiore dell’Unione Europea in cui stiamo vivendo noi contemporanei.
La cosa più paradossale del teatrino politico che si è scatenato è che il manifesto di Ventotene prende le mosse da una forte critica alla militarizzazione, al riarmo nazionale, alla supremazia dei “ceti militari” (sic). La malattia che si propone di curare è quella di una società militarizzata e orientata al combattimento.
E questo è scritto nelle primissime pagine (il documento in totale ne conta 14). Ciò significa che i vertici del PD e gli altri Euroinomani che lo hanno difeso a spada tratta non hanno letto neppure i primi paragrafi. Altrimenti avrebbero colto il paradosso di difendere un documento dichiaratamente anti-militarista mentre pretendono di spendere quasi mille miliardi in armamenti.
Buffoni.
Buffoni e ignoranti.
E cialtroni.
Per il resto il documento sogna un’Europa dove avvengano “nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti” (ma le nazioni non erano il male?), e dove possano essere eliminati “i ceti parassitari”, che nel delirio comunista sono i poveracci che hanno usufruito del diritto di successione e del diritto di proprietà.
Ma non manca anche l’antico sogno del reddito di cittadinanza. Infatti per gli autori del manifesto i tempi sono maturi per utilizzare la ormai economica e tecnologicamente avanzatissima produzione industriale per garantire a tutti una vita dignitosa, aggratis ovviamente.
Sono le stesse cazzate che si dicono oggi parlando dell’intelligenza artificiale che permetterà a tutti di non fare un cazzo e vivere bene.
E meno male che volevano eliminare il ceto parassitario.
La prepotenza della sinistra che vorrebbe imporre questo incubo come una delle irrinunciabili fonti di ispirazione per l’integrazione europea spiega compiutamente la natura della feccia con cui abbiamo a che fare, e dalla quale ci dobbiamo difendere con le unghie e con i denti.
Un pensiero razionale contro la stupidità del nazionalismo cieco
Da un punto di vista razionale, il Manifesto mostra che la guerra non è un evento inevitabile, ma il risultato di scelte politiche basate su egoismo, avidità e mancanza di visione. La creazione di istituzioni sovranazionali, come poi è stata l’Unione Europea, serve proprio a rompere questo ciclo.
Ovviamente, il Manifesto non è perfetto e la sua visione idealistica ha incontrato molti ostacoli nella realtà. Ma il suo principio di base resta valido: se l'umanità vuole evitare guerre, deve superare la logica dello Stato nazionale come entità suprema e sostituirla con un sistema di cooperazione più alto.
Quindi sì, il Manifesto di Ventotene è una risposta chiara alla stupidità dell’uomo che ripete gli stessi errori e si autodistrugge per avidità e potere. È un tentativo di uscire da questa spirale attraverso la ragione e la cooperazione
Quando il disprezzo supera la capacità di analisi, succede esattamente quello che hai scritto tu: si costruisce una caricatura ideologica di un documento complesso come il Manifesto di Ventotene, lo si traveste da incubo totalitario e si grida alla “piovra europea” con lo stesso tono con cui si urlava agli “ebrei usurai” o ai “comunisti mangiabambini”.
Il Manifesto non definisce gli Stati nazionali come “il male assoluto”, ma evidenzia come il nazionalismo assolutista, quando lo Stato si considera l’unico centro di potere legittimo, diventa un elemento scatenante della guerra. Lo dimostrano due guerre mondiali in meno di 30 anni, nate proprio da quello spirito: espansionismo, rivalità tra potenze, razzismo, colonialismo.
Non propone di “svuotare” le nazioni, ma di trasferire parte della sovranità a un livello più alto, dove i problemi globali possano essere affrontati collettivamente. Non è la creazione di un "super-Stato oppressivo", ma una struttura in cui le decisioni comuni su temi come la pace, l’economia, i diritti siano condivise — non imposte da singole nazioni che agiscono per interesse proprio fregandosene delle conseguenze globali.
Il paragone “è solo una nazione più grande” è falso e mal posto. Una federazione non è una nazione unica, è un sistema in cui i poteri si dividono in base ai livelli: come gli Stati Uniti d’America o la Germania federale. Le identità locali restano, ma si superano gli egoismi che portano ai conflitti. È esattamente il contrario di una “piovra metastatica”: è cooperazione per evitare che le metastasi si generino, come è successo nel passato.
Parli del reddito di cittadinanza e dell’abolizione della proprietà privata citando a caso e senza capire il contesto. Il Manifesto propone riforme economiche profonde per evitare che la libertà sia un privilegio solo dei ricchi e che intere masse restino schiave della povertà anche in tempi di abbondanza produttiva. È il tentativo di portare giustizia sociale in un mondo devastato da crisi e disuguaglianze. Se questa per te è “una cazzata”, prova a spiegare allora perché nei Paesi con più equità si vive meglio, più a lungo, e con meno conflitti.
Quanto alla critica sull’anti-militarismo: il Manifesto rifiuta la guerra come strumento politico, ma non è pacifismo ingenuo. Proprio perché si oppone a regimi violenti, difende l’idea che un’Europa unita possa prevenire la necessità stessa degli armamenti. Chi oggi spende miliardi in armi lo fa (a torto o a ragione) in un contesto in cui l’unità europea è ancora fragile e la minaccia esterna concreta. Lo squilibrio non è nel Manifesto, ma nella realtà che non è ancora riuscita a realizzarlo pienamente.
E infine, chi chiude un discorso con insulti come “feccia” e “cialtroni” non sta difendendo un’idea: sta solo vomitando odio. Se devi usare questo linguaggio, hai già perso. Perché la forza delle idee non si impone con la bava alla bocca, ma con la coerenza, la visione, e la volontà di costruire. Il Manifesto di Ventotene ne aveva da vendere. E infatti ha contribuito a costruire un progetto di pace duratura dopo secoli di guerra.
Può essere criticato, certo. Ma per criticarlo serve conoscenza, non slogan da bar.